Recensione

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Recensione: Foals – Holy Fire

www.indiescutibile.it
Artista: Foals
Titolo: Holy Fire
Anno: 11 Febbraio 2013
Genere: alternative, indie-rock, alt pop, math rock

Lente d’ingrandimento: Il quintetto di Oxford ama farsi attendere, sono infatti dovuti passare 3 anni dall’ultimo lavoro in studio prima di poterci gustare questo nuovo Holy Fire.
I Foals sono sempre stati un gruppo abbastanza snobbato nel nostro paese, testimoniato anche dal fatto che una vera loro tappa ufficiale in Italia manca ancora (Hanno aperto i concerti dei Red Hot Chilli Peppers nelle date di Milano e Torino nel 2011).
Bisogna dire che se il loro primo lavoro poteva confondersi all’interno di un mare magnum di produzioni più o meno simili, è con Total Life Forever, secondo album, che danno una decisa impronta al loro sound caricandolo di…

Recensione: Burial – Truant / Rough Sleeper

Artista: Burial
Titolo: Truant / Rough Sleeper
Anno: 17 Dicembre 2012
Genere: dubstep, electronic, ambient

Lente d’ingrandimento: In quest’epoca fatta di social network e annullamento della privacy l’impresa di Burial, al secolo William Emmanuel Bevan, è quasi senza precedenti: nessuno ha saputo chi si celasse dietro questo moniker dai tempi del suo primo singolo, datato 2005, sino al 2008, anno in cui ha svelato il suo volto al mondo intero, al fine di fugare le sempre più insistenti voci che gli affibbiavano le identità più disparate.

In quell’intervallo temporale Bevan ha saputo regalarci due album di assoluto livello: Burial (2006) e Untrue (2007), dopodiché è tornato a farsi sentire solo nel 2009 a suon di EP e di collaborazioni (con l’ex compagno di scuola Four Tet, il…

Recensione: Egyptian Hip Hop – Good Don’t Sleep

Artista: Egyptian Hip Hop
Titolo: Good Don’t Sleep
Anno: 22 Ottobre 2012
Genere: alt-pop, indie pop

Lente d’ingrandimento: Nella moltitudine di bands che periodicamente emergono dal sottobosco del panorama musicale d’oltremanica spuntano gli Egyptian Hip Hop. La formazione è nata nel 2008 quasi per caso dalla velleitaria idea di Alex Hewett e Louis Stevenson-Miller, entrambi, legati dal sogno di scrivere e fare musica. Dopo poco tempo ai due si uniscono il batterista Alex Pierce e il bassista Nick Delap; l’hype di questi quattro ragazzi cresce e attraverso la solita gavetta si inizia a parlare molto bene di loro, si fanno notare dal solito NME che li prende sotto la sua ala protettrice e poco tempo dopo riescono a produrre il loro primo singolo “Rat Pitt”, mix…

Recensione: Cat Power – Sun

Artista: Cat Power
Titolo: Sun
Anno: 29 Agosto 2012
Genere: Folk, Singer-songwriter

Lente d’ingrandimento: Chi è la vera Cat Power? Quella super-indie e lo-fi degli inizi? Quella folgorata sulla via di Memphis, che si dedica anima e corpo al soul contenuto in “The Greatest” e “Jukebox”? Oppure quella di “Sun”?
Certo, non è difficile trovare un trait d’union forte tra i vari dischi, a partire da alcuni tratti caratteristici del songwriting e nella costruzione delle linee melodiche, ma bisogna riconoscere a Chan Marshall una capacità di reinventarsi e soprattutto di disegnare scenari sonori molto diversi negli anni.
Questo disco, da un punto di vista musicale, rappresenta sicuramente una svolta e chiude la parentesi che personalmente avevo trovato molto interessante dei due dischi precedenti. In quei…

Recensione: Grizzly Bear – Shields

Artista: Grizzly Bear
Titolo: Shields
Anno: 18 Settembre 2012
Genere: Folk Rock, Psichedelic

Lente d’ingrandimento:I Grizzly Bear sono una band americana di Brooklyn, che cavalcando le frontiere del folk-indie pop, è arrivata alla loro terza fatica in studio. L’album si intitola Shields, prodotto dalla nota casa discografica Warp.
Nel subbuglio dell’indie rock odierno, fatto di pseudo boy band da quattro soldi, da sempre hanno scelto una formula particolare, fatta di armonicità canore e sonorità psichedeliche; Veckatimest, l’album uscito nel 2009, aveva già sottolineato la padronanza dei Grizzly Bear nell’addentrarsi nel folk rock più profondo, e Shields non fa che confermare quanto sia semplice trasmettere emozioni forti con poche parole e sonorità articolate, talvolta dal non semplice ascolto.
Shields si apre con Sleeping Ute, una ballata…

Recensione: The Soft Moon – Zeros

Artista: The Soft Moon
Titolo: Zeros
Anno: 2012
Genere: Darkwave, Post-Punk

Lente d’ingrandimento: Nell’era post-internet e dello smartphone nelle città si respira ancora l’aria soffocante arricchita dal catrame e dal grigio ruvido in un cielo povero, senza stelle. 
Il putrido odore di morte della Manchester pre-’80 viene completamente assorbito dalle industrie siderurgiche americane ormai vuote.
 Luis Vasquez, leader della one-man-band californiana, raccolse questo disagio nell’omonimo album di debutto “The Soft Moon” e nell’EP “Total Decay”, usciti entrambi per la Captured Track, rispettivamente nel 2010 e nel 2011.
Ad un anno dall’ultima uscita in studio, The Soft Moon propone lo stesso sound geometrico, strutturato, minimal-wave – ispirato da Chrome e Suicide – sporcato da tinte gotiche alla Danse Society riuscendo nell’impresa di renderlo, se possibile, ancora più…

Recensione: The Raveonettes – Observator

Artista: The Raveonettes
Titolo: Observator
Anno: 11 Settembre 2012
Genere: Indie rock

Lente d’ingrandimento: Observator è il settimo album del duo danese The Raveonettes.
Già dal primo brano, “Young and Cold”, si riconosce il loro stile inconfondibile: una chitarra acustica e un pattern ritmico essenziale, qualche arricchimento di pianoforte e le voci perfettamente combinate di Sharin Foo e Rose Wagner. A tutto ciò fa da sfondo il marchio di fabbrica del duo: quello strano effetto “noise” di sottofondo che non si sa bene da dove provenga o se sia voluto (naturalmente lo è), ma di sicuro non guasta.
Con i primi tre brani, -”Young and Cold”, “Observations”, “Curse the Night”- abbiamo la nascita e l’evoluzione di un sentimento che passa dalla rassegnata e lineare malinconia…

Recensione: Deep Sea Arcade – Outlands

Artista: Deep Sea Arcade
Titolo: Outlands
Anno: 2012
Genere: indie pop/rock

Lente d’ingrandimento: Una partecipazione al Primavera Sound di Barcellona (2011), una al The Great Escape di Brighton, sempre nel 2011, e diverse apparizioni a supporto di The Charlatans, Kaiser Chiefs, Modest Mouse, fino ad arrivare a Noel Gallagher e i suoi High Flyin’ Birds.
Sembrerebbe l’inizio della canonica storia di una band d’oltremanica che ha appena rilasciato un secondo disco dopo un esordio che aveva seminato ondate di entusiasmo, probabilmente più tra il pubblico che tra la critica. Invece niente tutto di questo, perchè il gruppo in questione ha realizzato tutto ciò senza nemmeno averlo pubblicato un disco (ad eccezione di un EP, “Don’t be sorry”, del 2009). Possibile? Si, una realtà di questo tipo…

Recensione: Animal Collective – Centipede Hz

Artista: Animal Collective
Titolo: Centipede Hz
Anno: 2012
Genere: Neo-electronic-freak folk.

Lente d’ingrandimento: Mi pare che in questo momento sia dura come il ferro trovare un album decente (nuovo) su cui scrivere qualcosa. Crisi dell’Indie, normalità delle cose o “presomalismo” di fine estate? Boh. Per la verità, non è che un album debba per forza passare la sufficienza per meritare una recensione.
Così, mentre ero ormai avviato a prendere un album a caso uscente in questo “quasi autunno” e tirargli una grave insufficienza nella schiena, ecco spuntare l’ultimo degli Animal Collective. Abbastanza strano da incuriosire, da essere interamente ascoltato con piacere e da meritare quindi una segnalazione.
Gli Animal Collective sono un gruppo sperimentale americano di inizio millennio. La loro storia è caratterizzata da una…

Recensione: Halestorm – The Strange Case Of…

Artista: Halestorm
Titolo: The Strange Case Of…
Anno: 10 Aprile 2012
Genere: Hard rock

Lente d’ingrandimento: Come si fa a scrivere un album per metà quasi geniale e per metà fotocopia dei peggiori anni ‘80? Chiedetelo agli Halestorm. Loro, probabilmente, hanno già risposto con il titolo del loro secondo full lenght.
Che si tratti di uno ‘strano caso’ o del frutto di una strategia calcolata, l’ultima prova in studio degli hardrocker statunitensi riesce a lasciare l’amaro in bocca pur instillando il desiderio di ascoltarlo daccapo. Forse per assicurarsi di aver sentito bene, o per trovare una ragione di tanto talento compositivo disgregato in troppi episodi poco convincenti.
Le premesse degli Halestorm lasciano pochi dubbi. Lzzy Hale, anima e cuore del combo, non avrebbe sfigurato nel…

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