Da quando ho memoria, ricordo che la Musica è sempre stata una parte fondamentale della mia vita. A sei anni già speravo di diventare una cantante. Ovviamente a quell’età lo facevo più per gioco che per altro. Ma lo sappiamo bene, certe volte la vita è così assurda da mandarci degli strani segnali che noi, puntualmente, lì per lì non vediamo. Perché non avrei mai detto che nel corso della mia vita, la Musica sarebbe stata veramente la parte più solida di me.
E senza alcun dubbio, se oggi mi dessero un microfono in mano e un palco da vivere, la sola canzone con cui potrei cominciare a cantare sarebbe Stop Crying Your Heart Out degli Oasis. Per me un inno di vita, di rinascita. Pubblicata nel 2002 come…
Ho sempre pensato che la nostra vita fosse un film con un regista assai fantasioso che ha avuto la bontà di regalarci il dono della musica per caratterizzare molte fasi della nostra esistenza. Ecco perché a lungo andare, più passa il tempo, la nostra testa si trasforma in un jukebox avente una playlist che varia da canzoni allegre a tristi, dal rock all’house, perché una cosa è certa: per quanto possiamo essere incollati al nostro stile ci sarà sempre un motivetto, anche stupido, di un altro genere che può prenderti. E poi ci sono quelle canzoni. Quei mix di chitarra, basso, batteria e voce che tu ascolti e pensi “cavolo, questa è perfetta per…”
Ed è così che nel periodo della mia vita caratterizzato da alti e bassi, più…
Questo e’ il racconto di un viaggio verso l’assurdo. Un viaggio legato alla canzone “zero” dei Bluvertigo. Una notte con una cara amica. La canzone “zero” non ci ha fatto da cornice, è stata qualcosa di più. Noi eravamo dentro quella canzone, siamo parte di quella musica. L’abbiamo vissuta sedute ad un tavolo di un qualsiasi autogrill, ad uno stop mancato alle 4 di notte, dentro i suoi occhi, dietro un tendone pronte ad assistere ad uno spettacolo inatteso e non voluto. Sono le 7.30 a.m. apro gli occhi e non posso non ridere leggendo il cartello autostradale “Cantù 8 km”.
Le Due del mattino per strada con due quadri e due rose.
Seduta al tavolo di un autogrill tutto gira confusamente come le lancette di una giornata appena…
Luci blu, urla e chitarre.Trovarsi tra tanti sconosciuti, una folla esuberante che salta, grida, si scatena. Musica che si libra nell’aria, lasciarsi trasportare da quella voce così coinvolgente, ogni singola nota ti entra nell’anima ,infondendo un profondo senso di beatitudine.
Gli Stereophonics lasciano il segno; sono una di quelle band che scopri per caso e alla fine ti ritrovi ad ascoltare per ore, giorni e giorni, fino a che non diventano parte della tua esistenza.
Era l’11/09/2010, giorno in cui mi ritrovai a pochi metri da Kelly Jones & Co. Togliendo il fatto che Kelly rappresenta per me l’ uomo ideale(è bello sognare), trovo che sia un’artista con un talento incredibile. La sua voce potente, energica, vitale ha segnato la colonna sonora della mia monotona e insignificante adolescenza.…
“Incidi il tuo nome sul mio braccio” un’implorazione, una speranza, un rimpianto, il verso che mi ha fatto innamorare della canzone che ha segnato in maniera indelebile la mia esistenza. “Every you every me” , meglio nota come “Every me and every you”, è una delle tracce più conosciute dei Placebo, colonna sonora del film Cruel intentions, genere alternative rock e contenuta nell’album “Without you I’m nothing”, che già con un titolo del genere e la sua copertina, non può che farti soffermare all’ascolto. In verità devo ammettere che quello non è stato il mio primo incontro con la band, che è invece avvenuto più di undici anni fa una mattina d’estate, quando svegliandomi come di consueto accendevo la televisione per guardare programmi di genere musicale sull’appena nata e ancora…
La prima volta che scoprii questa canzone, stavo guardando un documentario sui Nirvana.
E, siccome i REM sono stati fonte d’ispirazione per Kurt e soci, ogni tanto mandavano spezzoni dei loro video, tra cui questo e ne rimasi folgorata. L’ascoltai per tutta la serata, tra lacrime e pensieri. Solo l’intro del pianoforte ogni volta mi fa venire i brividi.
In un’intervista Micheal Stipe disse che tale canzone era ispirata ad un episodio autobiografico: quello di farsi il bagno di notte nel fiume, un’abitudine che avevano i ragazzi della sua età quando si avvicinava l’estate.
E, visto che l’estate si sta avvicinando, per il momento posso accontentarmi di ascoltarla seduta fuori al balcone guardando il cielo di notte.
Chiudendo gli occhi, mi sembra di vedermi tra dieci,…
Io non guardo molto la televisione, ma quando mi innamoro di un telefilm è la fine. Mi sono innamorato di X-files che poi ho tradito con Dawson’s Creek. La storia tra me e questo telefilm mi causò seri problemi con le donne, così fortunatamente la mollai per Heroes solo che dopo le prime tre serie divorziammo e così passai a Lost, dopo che tutti ormai l’avevano vista e commentata, ma arrivai in tempo per rivedermi tutte le serie prima dell’ultima diventando un fanatico, un ultras dell’isola che mi conquistò soprattutto quando in un episodio Charlie strimpellava Wonderwall. Ma il mio vero amore televisivo, quello che quando rivedi rimpiangi è Scrubs. Ho conosciuto questa serie (che parla delle avventure di un giovane medico sbadato, romantico e sfigato alle prese con il…
Quando mi volevo iscrivere a Matematica, mia mamma continuava a chiamarmi e a chiedermi: ”Ma ne sei sicura? Guarda che se poi non capisci, non ti posso venire in aiuto!”. In realtà avevo tanta paura anch’io ma i miei dubbi non mi hanno mai impedita di andare avanti cocciuta.
Mi iscrissi all’università e quindi comincias a seguire il precorso. Non avevo nemmeno idea di come e dove fosse la facoltà, allora il mio fidanzato mi accompagnava in pullman, io andavo a lezione e lui mi aspettava nella mitica “aula cazzeggio”. Nei primi due giorni di precorso avevo già comprato la chiavetta delle macchinette del caffé perché io senza caffé non vivo (tanto quello delle macchinette si chiama “caffè” ma la caffeina è inesistente). E comunque tengo a precisare che…
Nel 1984 è uscito un disco chiamato “Screams from the gutter”, registrato in presa diretta in una notte. E’ un dodici pollici trasparente che fruscia, non un prodotto digitale.
Il disco si apre con “State Oppression”: un pattern di doppio pedale sparato a più di 200 bpm, tre accordi bastardi, lunghi e il pezzo comincia. Entra la voce al vetriolo di Mauro e sei letteralmente sbattuto a terra.
“They keep filling us, they keep on suffocating us, they are shooting, torturing, they’re killing us…”
La prima volta che ho sentito questo pezzo non credevo che esistesse roba del genere, per di più suonata da provinciali italianissimi. Gli accordi nel ritornello sono soltanto due, ma bastano per renderlo immortale. L’emozione sale insieme ai brividi sulla schiena.
“STA-TE…
Mi è sempre piaciuto ascoltare la musica dei Coldplay. Nei loro testi sono sempre riuscita a trovare qualcosa di mio inspiegabilmente! Adoro la voce di Chris Martin, capace di portarmi in alto con i suoi acuti, per poi farmi sprofondare avvolta nei suoi bassi. Mi emozionano davvero molti brani di questa band inglese, ma quello che mi ricopre di brividi ad ogni ascolto, è senza dubbio Fix You, contenuta nell’album X&Y del 2005.
E’ la canzone che ascolto quando sono un po’ giù di morale e, anche se mi fa tornare in mente ricordi piuttosto malinconici, riesce in qualche modo a “sostenermi”, a “consolarmi”. L’ho sempre ascoltata sin dalla sua uscita, ma da quando l’ho dedicata ad una persona importante, che oggi non è più presente nella mia vita,…
Commenti Recenti