Artista: Wilco
Titolo: The Whole Love
Anno: 27 Settembre 2011
Genere: alt-rock, folk-pop, alt-country
Lente d’ingrandimento: Profuma di kraut rock, questo disco. Ha un forte retrogusto beatlesiano. Il colore è limpido, come la qualità di scrittura di Jeff Tweedy, ormai a pieno titolo nel novero dei migliori autori americani degli ultimi trent’anni. Alle orecchie giungono chiaramente le proprietà organolettiche di vitigni importanti come l’alt. country e l’americana. In controluce si notano facilmente venature di Neil Young. È un disco buono da gustare subito. Sicuramente si arricchirà di nuovi particolari con il giusto invecchiamento.
Insomma, al di là di qualche provocatorio paragone enologico, il dato di fatto è che anche con questo album Jeff Tweedy e i suoi hanno centrato il colpo. Certo, non si possono sempre e solo sfornare capolavori e quindi siamo ad un altro livello rispetto a Yankee Hotel Foxtrot o a A ghost is born (per me uno dei dischi da isola deserta), ma questo ultimo disco compone con Sky blue sky e Wilco (the album) un trittico che è servito a definire in modo chiaro uno stile Wilco e a dimostrare come questa band abbia di fatto contribuito con un nuovo tassello a ridefinire la classicità rock a stelle e strisce.
Non è un disco da ascoltare in modo distratto e i nostri lo dichiarano subito, piazzando in apertura “Art of almost”, con i suoi sette minuti di trame elettriche ed elettroniche a chiarire che qui si fa sul serio e si pretende attenzione. Da qui in poi, in realtà, sarà quasi tutto in discesa, sebbene non manchi mai una continua stratificazione di chitarre, tastiere, voci e altri inserti, curati nel dettaglio e usati come pennellate volte a comporre un affresco ricchissimo.
Le canzoni ci sono, dalla melodia di Dawned on me, all’incedere quasi bucolico di Black Moon, impreziosita da steel guitar e violoncello. Ci sono i riff di Born Alone (chitarre su glockenspiel) e le ballad da ascoltare ad occhi chiusi come Open Mind e Rising Red Lung. Funziona il falsetto della title track e, incredibilmente, sta in piedi One Sunday Morning, con i suoi dodici minuti, che stroncherebbero chiunque e invece si fanno ascoltare piacevolmente.
C’è in giro anche una deluxe edition (nonostante io sia un acquirente di queste versioni espanse, cominciano seriamente a farmi girare le palle…) che aggiunge ai 12 brani del disco, altre quattro canzoni, tra cui una divertente cover di I love my label di Nick Lowe. Che messa lì, in occasione del primo disco pubblicato in piena autonomia dalla propria casa discografica dimostra una certa dose di autoironia…
Certo, per rendere pienamente conto della grandezza di questa band, bisognerebbe ricordare la capacità di superare l’uscita di Jay Farrar, di apprendere la lezione di Jim O’Rourke (qualcuno si ricorda lo stupore che provocò l’uscita di Eureka?) e poi lasciarlo andare per la sua strada. Bisognerebbe ricordare la bravura di Nels Cline, chitarrista tra i più ispirati che ci siano in giro, della raffinatezza di Mikael Jorgensen che tra tastiere, organi e pianoforti contribuisce in modo sempre più determinante a definire il sound, del drumming di Glenn Kotche, capace di essere energico e delicato. Ma tutto questo potrete scoprirlo da soli, ascoltando con la dovuta attenzione The Whole Love. E poi andando a riascoltare tutto il resto della discografia, o quasi.
Brani migliori: Art of almost, Dawned on me, Black Moon, Rising Red Lung
Voto: 8
Tracklist:
- Art Of Almost
- I Might
- Sunloathe
- Dawned On Me
- Black Moon
- Born Alone
- Open Mind
- Capitol City
- Standing O
- Rising Red Lung
- Whole Love
- One Sunday Morning (Song for Jane Smiley’s Boyfriend)
Deluxe Edition bonus disc:
- I Love My Label
- Message from Mid-Bar
- Speak into the Rose
- Black Moon (alternative)



con “Art of almost” han piazzato subito la ciliegina all’inizio e poi ci han fatto la torta intorno dopo; un pezzo eccezionale che riascolterei all’infinito.
Io è mesi che non riesco a togliermi dalla testa Capitol City. Forse non è la canzone più in vista dell’album ma sa tanto di Sgt Pepper che di Crosby Stills Nash and Young ed è davvero incredibile.
confermo, non sbagliano un colpo e oramai Tweedy ha raggiunto una maturità artistica tale che anche le cose più banali profumano di eccezionale