Questo e’ il racconto di un viaggio verso l’assurdo. Un viaggio legato alla canzone “zero” dei Bluvertigo. Una notte con una cara amica. La canzone “zero” non ci ha fatto da cornice, è stata qualcosa di più. Noi eravamo dentro quella canzone, siamo parte di quella musica. L’abbiamo vissuta sedute ad un tavolo di un qualsiasi autogrill, ad uno stop mancato alle 4 di notte, dentro i suoi occhi, dietro un tendone pronte ad assistere ad uno spettacolo inatteso e non voluto. Sono le 7.30 a.m. apro gli occhi e non posso non ridere leggendo il cartello autostradale “Cantù 8 km”.
Le Due del mattino per strada con due quadri e due rose.
Seduta al tavolo di un autogrill tutto gira confusamente come le lancette di una giornata appena trascorsa che non si sono mai fermate. “Sono 24 ore che non dormo”. ”Eh, una redbull fa miracoli. Due redbull.” Pensavano le Due del mattino sedute al solito tavolo di un qualsiasi autogrill.
“Percorsi esistenziali monza-milano e se prendi il concorde arrivi prima di partire soddisfatto d’esserti anticipato”, così diceva una canzone. Le Due del mattino non capivano ma nel momento in cui avevano accettato di partire erano diventate parte di quella canzone.
Un pieno semaforo rosso, uno stop mancato. Erano solo le 4.30 a.m. e le Due dovevano entrare in una dimensione parallela dove l’assurdo avrebbe fatto da padrona. Tanti libri, tanti giocattoli, nomi scritti su un taccuino. Frammenti di specchi incorniciati riflettono una luce artificiale perennemente accesa come quelle finestre danneggiate, non hanno mai respirato luce naturale. Ed ecco spuntare il bianco coniglio e il leprotto bisestile: benvenuti nel teatro dell’assurdo!
Qui il tempo sembra essersi congelato: troppe cose da scoprire, troppo da ascoltare, da imparare, troppo da non dimenticare. Poi un ombra fa si che la favola si trasformi in film Horror. Armati di coltello, forbici, un bastone da prestigiatore e una testa di gnù cerchiamo l’intruso.
“Dobbiamo proteggerci.” Prendo coscienza che siamo parte del teatro dell’assurdo dove solo l’impossibile è possibile. Inizia il delirio, la parte finale della follia. Quella più cruda, quella più amara.
Non ero io. Io non volevo pugnalarti.
Due note di tristezza accompagnano la nostra uscita fuori da quel mondo, dietro un tendone nero. Le Due del mattino alle 8.30 a.m. non parlano perchè tutto è stato detto e nulla è stato svelato. Questa mattina quando il mondo si sveglia e si attiva pensi che forse anche questa notte qualcuno non andrà mai dormire. Non si addormenterà mai.
Guardo alla mia sinistra e vedo le Due del mattino che dorme, Sofia è nel mio letto. Ha dormito ai miei piedi tutta la notte, come le notti precedenti. Nulla, è stato per fortuna solo un brutto incubo, una favola finita male. Mi volto e continuo a dormire ma qualcosa attrae i miei piccoli occhi: cosa ci fanno sul comodino un quadro e quella rosa rossa?


E’ il viaggio del non ritorno?