
Artista: Explosions in The Sky
Album: Take Care, Take Care, Take Care
Genere: Instrumental Rock
Anno: 2011
Lente d’ingrandimento: È sera, piuttosto tardi, e vorrei rilassarmi ma non ho sonno. Qualche mese fa, precisamente tra le uscite di aprile, vidi un album di un gruppo con un nome strano. Si chiamavano Explosions in The Sky, e l’album era Take Care, Take Care, Take Care. Giusto il tempo di documentarmi su di loro e scoprire che sono texani di Austin e che sono già al loro sesto album (in attività dal ’99), che sono stato costretto a tornare alle faccende giornaliere che tanto mi rubavano il tempo per ascoltare buona musica. Oggi, molto più libero, posso dedicarmi a quest’album. Mai sentito nulla di loro, nemmeno una nota, non conosco nemmeno il genere di questo gruppo dal nome così strano. Ammetto che è stato proprio il nome ad incuriosirmi, e solo dal nome mi ero fatto una mezza idea diciamo. “Un genere di musica corale, strumentale, che trascina all’ascolto per la sua grandissima potenza attrattiva”, dicevo tra me e me cercando stimoli per schiacciare play. Stranamente non mi sbagliavo. Possiamo definirlo un instrumental rock, un post rock, un rock e basta, fatto stà che l’album è completamente strumentale, non una singola parola cantata o pronunciata, silenzio totale, solo chitarre, chitarre e batteria. Una perla, un delirio, un viaggio lungo circa 45 minuti, uno strazio estremo, ma in senso buono. Il disco trascina, fa volare, esplode ed implode nelle orecchie dell’ascoltatore, con pezzi lunghi, estenuanti e non, divertenti e malinconici. Un viaggio nemmeno troppo lungo, ma uno dei più piacevoli mai fatti. La sfida è grande, mai mi è capitato di recensire, neppure di descrivere, un disco esclusivamente strumentale, e con una forza così grande. La sfida è appunto grande, decido di prenderla, per descrivervi questo viaggio.
Take Care, Take Care, Take Care, si apre con Last Known Surroundings, un pezzo con un intro puramente in stile rock melodico. Non c’è però solo l’intro, la canzone prosegue, cambia, sconvolge ed esplode a metà. È una delizia, la batteria è incessante e gli arpeggi di chitarra sono fantastici. Il viaggio è cominciato e ci si lascia andare in otto minuti di piacere e relax. È la gioia del primo bacio, è la felicità di un abbraccio, è tutto ciò di più bello si possa apprezzare in una canzone senza parole. Esse non servono per nulla. Nemmeno ci si accorge del cambiamento, che parte la seconda traccia, Human Qualities, l’arpeggio iniziale è dolce, e nel sottofondo si può apprezzare una base quasi elettronica, che diventa poi un battito di mani. Ora si cammina, su di un verde prato, accompagnati da una persona cara, si può sentire il suo respiro. Il ritmo cala, c’è solo uno strano sottofondo battente, ci si addormenta. Nel sonno si ammira la bellezza della natura, la sua perfezione, finchè non ci si sveglia. Il ritmo torna ad essere sostenuto, si apprezza il cambiamento, finchè di nuovo, l’apoteosi. La batteria è fantastica, pochi suoni, pochi e semplici, un’atmosfera divina. Trembling Hands è più cattiva, una corsa continua per fuggire da qualcosa di maligno. Le rullate non si fermano ed il ritmo è sempre sostenuto. Ogni singola nota è suonata alla perfezione, ogni singola melodia è scelta per sconvolgere l’ascoltatore, e il finale è trionfante. Devo fare una piccola pausa per fumare una sigaretta, anche perché sono già passati venti minuti e siamo solo alla quarta traccia. Be Comfortable Creature comincia con leggeri arpeggi. Tre chitarre possono creare un emozione incredibile, possono scrivere parole di conforto par la persona che si ama, possono dire lei di stare tranquilla e di non preoccuparsi. Il ritmo risale, siamo al momento più bello e coinvolgente del disco. La melodia è semplice ma commovente, schitarrate al posto giusto non fanno che arricchire la già grande atmosfera. Si corre nel bosco, mano nella mano, senza guardarsi indietro, senza avere paura, fino a quando si esce di nuovo all’aria aperta, si sente il rumore del mare e bisogna festeggiare. I momenti più esplosivi di ogni singola canzone seguono sempre quelli più tranquilli, e sono prevedibili, si sente che qualcosa sta cambiando, i suoni si sovrappongono l’un l’altro fino a quando… fino a nulla. La canzone stessa mi trae in inganno e finisce, il trionfo è proprio la tranquillità, si è arrivati sulla spiaggia e si possono ammirare le onde che si infrangono sugli scogli. Ci si addormenta. Postcard from 1952 è la penultima canzone dell’album, leggera dichiarazione d’amore che a metà diventa improvvisamente una dolce ballata. So che questa volta non mi sbaglio. Si sente il cambiamento, è nell’aria, gli arpeggi si fanno più possenti, i piatti fanno un gran rumore e le rullate danno un tocco di sacralità. È il vero amore ciò che descrive questa canzone, insancabile ed inafferrabile, sognato e desiderato da tutti. Il finale è lento, tranquillo. Let Me Back In è un nuovo inizio, un’altra storia, l’inizio di qualcosa di diverso. La canzone mantiene le stesse note e gli stessi arpeggi fino a circa metà, con un ritmo sempre sostenuto, fino a quando cambia totalmente tonalità e dolcemente diventa gloriosa e corale. Il finale è lasciato alle incomprensioni, alle tentazioni che possono rovinare una storia d’amore, accartocciarla e gettarla nella spazzatura. Nessuna esplosione, nessuna risalita, solo punti interrogativi che solo le persone devono essere in grado di riconoscere, decifrare e risolvere, senza l’aiuto di nessuno, solo di loro stesse.
Questo è il mio viaggio, non so se sia lo stesso che gli Explosions in The Sky avevano stabilito. La sostanza è però che ogni cosa è al suo posto, ogni nota è perfettamente calibrata per l’enfasi che deve conferire, ogni rullata è definita per colpire e stupire, torcere e sconvolgere. Un album a dir poco perfetto, lungo al punto giusto, con brani che non stancano nonostante la loro grande forza. Puro sconvolgimento all’ascolto ed un incredibile viaggio. Cose che solo la musica può dare.
Brani Migliori: Last Known Surroundings, Postcards from 1952
Voto: 9
Tracklist:
01 – Last Known Surroundings
02 – Human Qualities
03 – Trembling Hands
04 – Be Comfortable, Creature
05 – Postcards From 1952
06 – Let Me Back In


Grande album, ottima recensione, certo se vi piace il genere ascoltare anche i Mogwai o i GY!BE non sarebbe male !