Artista: Foo Fighters
Titolo: Wasting light
Anno: 2011
Genere: Alt-rock, hard-rock
Lente d’ingrandimento: Wasting light è il settimo e attesissimo album dei Foo Fighters, uscito dopo ben 4 anni di silenzio da parte della band (tralasciando il greatest hits del 2009).
Prima dell’uscita del disco, Grohl aveva rilasciato, in qualche intervista, delle dichiarazioni riguardo al carattere che l’album avrebbe assunto, definendolo come “L’album più heavy che abbiamo mai scritto”, e le sue parole vengono messe in pratica già dalla primissima frase della traccia che apre il CD, “Bridge burning”. L’album viene introdotto, infatti, dalle parole “these are my famous last words” urlate da Grohl a pieni polmoni, precedute da un riff incalzante e serrato con un crescendo di chitarre, basso e batteria. In seguito all’apertura esplosiva, il primo pezzo diventa più melodico con un ritornello ed una strofa che, a dirla tutta, non convincono molto.
Fortunatamente la piccola delusione lasciata dal primo brano viene cancellata completamente da “Rope”, primo singolo estratto. Le sonorità sono quelle tipiche dei vecchi Foo Fighters, che ricordano quasi i tempi di There’s nothing left to lose, con un ritornello che prende immediatamente e una costruzone lineare ma per niente scontata.
Il filo non viene spezzato dal brano seguente, terzo per numero, ma non per importanza: “Dear Rosemary” dimostra l’affinità che Dave Grohl dice di sentire con il power pop, soprattutto grazie al riff principale della canzone lievemente malinconico, che però, come la traccia precedente, non cade mai nel banale, mantenendo sempre viva l’energia che caratterizza tutto l’album. Inoltre, in “Dear Rosemary” i cori sono un contributo di nientemeno che Bob Mould, chitarrista e cantante degli Husker Du, band che ha avuto una grande influenza su Grohl.
Con il quarto pezzo, i Foo Fighters raggiungono il massimo dell’Heavy che chi ascolta potrebbe immaginare: “White limo” è un brano completamente urlato, che sfiora addirittura il growl, se paragonato alle precedenti canzoni più “cattive” dei Foos. Solo nel bridge l’atmosfera si acquieta e la canzone diventa ascoltabile anche per noi che non andiamo pazzi per l’Heavy metal.
Esattamente come per Bridge burning e Rope, lo sgomento che “White limo” mi ha lasciato addosso viene spazzato via dalla quinta traccia: “Arlandria”. Il pezzo si apre immediatamente con una semplice ed incisiva frase dalla chitarra di Pat Smear, lasciando poi spazio ad una strofa accompagnata da pochi accordi in palm mute. Arriva poi il bridge, dove i bending nervosi della chitarra solista e la voce stessa di Grohl preannunciano l’arrivo del ritornello, che suona subito energico ed efficace. Arriviamo poi, dopo le prime due strofe e gli annessi chorus, ad un intermezzo in cui la voce di Dave Grohl passa da sussurro inizialmente, fino alle urla esplosive di white limo, accompagnato da un crescendo generale degli strumenti, per poi chiudere il pezzo con una carica a dir poco contagiosa.
Con le due seguenti canzoni, “these days” e “back and forth”, l’atmosfera si calma nuovamente. Sono due brani di facile ascolto, per niente impegnativi, anche se non memorabili; il secondo, inoltre, presta il titolo al nuovo film/documentario della band, uscito da poco.
Con “I should have known”, Dave Grohl mostra il suo lato più malinconico. In questa traccia, al basso troviamo Krist Novoselic, storico bassista dei Nirvana, e questo ci porta a pensare automaticamente che la canzone sia in qualche modo legata a Kurt Cobain; Grohl stesso ha ammesso che, pur essendo partito con un’idea piuttosto generale, scrivendo questa canzone la memoria dell’amico lo abbia influenzato parecchio. Il risultato è un brano struggente, che stacca leggermente dal resto dell’album, rimanendo però sulla stessa linea d’azione.
Il pezzo che chiude Wasting Light è “Walk”, secondo singolo estratto. Oltre ad essere un’ottima chiusura, la canzone è il perfetto riassunto dell’album intero, e delle intenzioni della band: ascoltandola possiamo sentire le sonorità classiche dei Foo Fighters, l’energia che scaturisce dalla semplicità della struttura, nelle strofe e nel ritornello, ma anche la nuova influenza più heavy, in un bridge alla fine del quale è difficile non ritrovarsi ad urlare insieme a Dave Grohl.
In conclusione si può dire che i Foo Fighters abbiano rilasciato un altro grande lavoro, che ci fa capire che dopo ben 17 anni di attività questa band abbia ancora molto da dirci.
L’unica “pecca” di questo album, è il fatto che sia composto da canzoni che si prestano molto meglio ad un’esibizione dal vivo piuttosto che allo studio di registrazione, cosa che è stata completamente confermata dalla loro recente apparizione in Italia, al Rock in IdRho del 15 giugno, dopo sei anni di assenza nella nostra penisola. Grohl e compagni hanno lasciato il pubblico di 30.000 persone letteralmente senza fiato: è sorprendente come la combinazione di Nate Mendel, Pat Smear, Chris Shiflett, ma in particolare delle incredibili percussioni di Taylor Hawkins e della presenza scenica di Dave Grohl crei un’atmosfera magnetica, liberando un’energia dilagante.
Non ci resta che aspettare con ansia il loro prossimo lavoro, o il loro ritorno qui in Italia, sperando che l’attesa stavolta sia un po’ più breve.
Brani migliori: Arlandria, Dear Rosemary, Walk, I should have known
Brani peggiori: Bridge burning, White limo
Tracklist:
01 – Bridge Burning
02 – Rope
03 – Dear Rosemary
04 – White Limo
05 – Arlandria
06 – These Days
07 – Back & Forth
08 – A Matter of Time
09 – Miss the Misery
10 – I Should Have Known
11 – Walk



come ti permetti!!??! quali brani peggiori bridge burning e white limo??! questo dipende dai gusti, non puoi giudicare due pezzi ke spaccano e ke suonano così bene dei pezzi peggiori di un album! certo la struttura non è kissà quanto innovativa, e neanke le note nn sono poi così creative forse, ma è come questo sono composte e mischiate, suonate insieme ke fanno il riff unico.. il bridge di bridge burning è spettacolare, fa rabbrividire, per non parlare del finale epico con lo stesso riff ripetuto accompagnato dai controtempi sul rullante e tom di Taylor, rendono il pezzo davvero molto heavy e lo fanno ritornare ai tempi del puro hard rock.. ma lo fanno con uno stile e un sound unico!