Artista: Klaxons
Titolo: Surfing the Void
Anno: 2010
Genere: Synth-rock, New-rave
Lente d’ingrandimento: Quando con il primo album vinci un sacco di premi, ti indicano come fautore di un nuovo genere musicale e inanelli una serie di hit vincenti, la cosa più dura da fare è senza dubbio riuscire a ripetersi. Myths of the Near Future è l’album che tutti abbiamo imparato a conoscere e cantare, nonostante i testi allucinanti, in questi anni. Il passaggio tra passato e presente (speriamo anche futuro) non è stato semplice. Perchè tra album da rifare e tanta attesa, soprattutto in patria, di anni ne sono passati ben 3 prima di poter avere tra le mani un nuovo prodotto di casa Klaxons.
Il Traffic Festival di questa estate li ha portati a Torino permettendoci di rivederli anche live dopo parecchio tempo. Sul palco sono sembrati più maturi e ci hanno regalato alcune importanti anticipazioni del nuovo album che da subito sono sembrate interessanti. L’attesa è così finalmente terminata.
Questo nuovo Surfing the Void parte bene, benissimo: è un treno che non fa fermate e arriva dove deve arrivare, ai piedi per ballare, alla gola per cantare. Echoes è il primo singolo (forse un po’ troppo simile a Golden Skans) ed è un marchio di fabbrica di casa Klaxons, con una melodia vincente e nervosa. The Same Space si incolla al primo pezzo e ti porta in orbita, facendo girare la testa. Il resto del disco è quello che ci si può aspettare: falsetti, tanto nervosismo, psichedelia e tratti di melodie accattivanti. Non aspettatevi le hit del primo album (escluso Echoes, il pezzo sicuramente più riuscito) ma 10 pezzi che filano uno dopo l’altro in perfetto stile Klaxons, come l’annunciato secondo singolo Twin Flames e Venusia (entrambi indicati da tempo da queste parti come papabili singoli) che offrono belle ritmiche, da cantare, mentre Valley of the calm trees potrebbe invece essere un pezzo dei primi Bloc Party per la velocità e l’incedere delle strofa ma il ritornello è scuola Klaxons.
Flashover, il primo pezzo apparso sul sito con qualche mese di anticipo, è incalzante e nevrotico con un ritornello che prende come sanno fare quelli più riusciti del gruppo e anche i restanti brani sono un frullato di tutto ciò che i Klaxons rappresentano: frenesia, testi incomprensibili e un continuo viaggio nell’iperspazio musicale.
La curiosità di sapere come sarebbe stato il cd rispedito al mittente dalla casa discografica non ce la toglierà forse mai nessuno, ma la difficile prova del secondo album è superata anche solo per il fatto che il prodotto si attesta su buoni livelli e in molti non ci avrebbero scommesso. Manca qualche hit alle quali ci avevano abituato, il pezzo con una marcia in più insomma, ma per il momento possiamo ritenerci soddisfatti.
Brani migliori: Echoes, The Same space, Flashover
Brani peggiori: Extra Astronomical, Cypherspeed
Voto: 7
Sito: www.klaxons.net – Space: myspace.com/klaxons
Artisti simili: Late of the Pier, Foals, Shitdisco, The Horrors


anche la title track comunque mi sembra un bel pezzo vecchia maniera…
non sono ancora riuscito ad ascoltarlo decentemente
bell’album, a me fa prendere bene a nastro